p 267 .

  17 .  La politica di Filippo secondo.
  Da:  F.  Braudel,  Civilt  e imperi nel  Mediterraneo  nell'et  di
Filippo secondo, Einaudi, Torino, 1953 .
     
         Il    carattere    spagnolo,   o   addirittura   castigliano,
         dell'impero  di  Filippo  secondo,    qui  evidenziato   dal
         francese  Fernand Braudel, che mette poi in luce gli sviluppi
         della   politica  praticata  dal  figlio  di  Carlo   quinto:
         l'appoggio  dato  alla Controriforma e lo  spostamento  verso
         ovest  dei  suoi  interessi economici, che  si  allontanarono
         cos dal Mediterraneo.
     
Il  carattere essenziale dell'Impero di Filippo secondo   sicuramente
quello spagnolo: anzi, per meglio dire, castigliano [nel 1561 la corte
si trasferisce da Valladolid, in Castiglia, a Madrid]. Aspetto che non
sfugg  ai  contemporanei,  amici o  avversari  che  fossero,  del  Re
Prudente: essi lo vedevano quasi immobile, come un ragno al centro  di
un'immensa tela. Ma, se dopo il settembre 1559, dopo il ritorno  dalle
Fiandre,  Filippo non lasci pi la penisola iberica, fu soltanto,  da
parte sua, passione, preferenza decisa a favore della Spagna, o non fu
anche, e largamente,

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necessit?  Gli Stati dell'Impero di Carlo quinto si erano  rifiutati,
l'uno  dopo l'altro, senza dire una parola, di alimentare e di  pagare
le  spese della sua politica. Tutti questi deficit finanziari facevano
della  Sicilia,  di Napoli, di Milano, poi degli stessi  Paesi  Bassi,
altrettanti  luoghi di soggiorno impossibili per il  sovrano:  viverci
avrebbe  significato,  per un re, morirvi di consunzione  finanziaria.
Filippo secondo ne aveva fatto la personale esperienza nei Paesi Bassi
dal  1555 al 1559: molto spesso dov vivere soltanto con gli aiuti  di
danaro provenienti dalla Spagna o sulla speranza del loro arrivo. Ora,
per il sovrano diventava difficile ottenere questi aiuti senza abitare
nel  paese  dov'erano organizzati. Il ripiegamento di Filippo  secondo
verso  la  Spagna  non fu un necessario ripiegamento  verso  l'argento
americano  [che  proveniva  in abbondanza dai  possedimenti  americani
della  Spagna]?  L'errore, supposto che ci sia stato, consistette  nel
non   essere   andato   quanto  pi  lontano  possibile   incontro   a
quell'argento, sino all'Atlantico, a Siviglia o, pi tardi, a Lisbona.
Fu  l'attrattiva  dell'Europa, la necessit di  sapere  meglio  e  pi
presto  ci che accadeva nel grande alveare ronzante, a trattenere  il
re al centro geometrico della penisola, in quella tebaide di Castiglia
dove, del resto, egli stava istintivamente volentieri?
     Il  fatto  che  il centro della ragnatela sia stato nella  Spagna
provoc  da  solo  molte  conseguenze.  In  primo  luogo,  un  affetto
crescente,  cieco delle masse spagnole verso il re rimasto  tra  loro.
Dai  Castigliani, Filippo secondo fu amato quanto Carlo  quinto  dalle
buone  popolazioni  dei  Paesi  Bassi.  Non  ne  scatur  inoltre  una
prevalenza  abbastanza logica degli uomini, degli  interessi  e  delle
passioni  della  penisola iberica: di quegli uomini  duri,  altezzosi,
grandi  signori  intransigenti,  che la  Castiglia  fabbricava  e  che
Filippo  secondo  impiegava  all'estero, mentre  all'interno,  per  il
disbrigo   degli  affari  e  le  necessit  burocratiche   aveva   una
predilezione  spiccata  per  la gente  del  popolo?...  In  un  impero
dislocato in patrie diverse, Carlo quinto vagabondava per necessit di
cose:  doveva girare intorno alla Francia ostile per portare di  volta
in  volta ai suoi regni il calore della propria presenza. L'immobilit
di   Filippo   secondo  favor  la  pesantezza  di  un'amministrazione
sedentaria,  i  cui bagagli non erano pi alleggeriti dalle  necessit
dei  viaggi. Il fiotto di carta scorreva pi copioso e pi  lento  che
mai.    Le    differenti    parti    dell'Impero    passarono    cos,
impercettibilmente, alla condizione di paesi di  seconda  linea  e  la
Spagna  a  quella  di  metropoli: l'evoluzione appare  evidente  nelle
province  italiane.  L'astio  contro lo Spagnolo  si  afferm  un  po'
dappertutto. Era un segno dei tempi.
     Che  Filippo secondo non abbia avuto il senso vivissimo di questi
cambiamenti, che si sia creduto lo zelante continuatore della politica
di  Carlo  quinto,  il suo discepolo,  verissimo; anzi  il  discepolo
conserv troppe cose delle lezioni ricevute, ebbe troppo presenti alla
mente  i  precedenti  degli  affari su cui doveva  prendere  decisioni
risolutive.  Fu  aiutato da coloro che gli stavano  intorno,  il  Duca
d'Alba [generale di Carlo quinto e poi governatore e vicer di Filippo
secondo]  o il cardinale di Granvelle: quello straordinario  catalogo,
quell'archivio vivente della defunta politica imperiale [il  cardinale
di  Granvelle  aveva infatti servito Carlo quinto  in  molte  delicate
missioni].  E,  indubbiamente, Filippo  secondo  si  trov  spesso  in
condizioni  analoghe, o che sembravano analoghe, a  quelle  conosciute
dall'imperatore.  Cos,  perch egli, come Carlo  quinto  signore  dei
Paesi  Bassi [posti tra Francia, Inghilterra, mare del Nord ed  impero
germanico],   non   avrebbe   trattato  con   riguardo   l'Inghilterra
indispensabile alla sicurezza di quel crocicchio del Nord?  E  ancora,
perch egli, carico di stati come gi il padre, non sarebbe stato come
lui  prudente  e temporeggiatore, intento a orchestrare quelle  storie
lontane, mai bene accordate?
     Eppure,  le  circostanze  esigevano  cambiamenti  radicali.   Del
passato  sopravvivevano  solo gli scenari. La  grande,  troppo  grande
politica  di  Carlo  quinto  non  era  forse  condannata,  brutalmente
liquidata,  prima ancora della pace del 1559, dal disastro finanziario
del  1557,  all'inizio  del regno di Filippo secondo?  Bisogn  allora
riparare,  ricostruire, rimettere tutto lentamente in moto. Nella  sua
corsa  ansante,  Carlo  quinto mai aveva conosciuto  simili  colpi  di
freno: il potente ritorno alla pace dei primi anni di regno di Filippo
secondo  fu  un  po'  il  sintomo di una nuova  debolezza.  La  grande
politica si risvegli soltanto pi tardi, per le passioni del  sovrano
pi che sotto l'impulso
     
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     delle   circostanze.  Si  era  messo  a  poco  a  poco  in  moto,
guadagnando  continuamente  terreno,  quel  poderoso  movimento  della
Riforma  cattolica, che noi chiamiamo abusivamente la "Controriforma".
Nato  da  una serie di sforzi e di lenti preparativi, potente dopo  il
1560,  e  in  quell'epoca gi capace di piegare  la  politica  del  Re
Prudente, esso esplose con brutalit di fronte al Nord protestante nel
1580.  Fu  tale  movimento a spingere la Spagna  a  intervenire  nelle
grandi  lotte della fine del regno di Filippo secondo, che  fecero  di
lui  il  campione del Cattolicesimo, il difensore della fede. Qui,  le
passioni religiose lo sostennero molto pi che nella crociata contro i
Turchi: quella guerra impegnata controvoglia in Mediterraneo e di  cui
Lepanto sembra non sia stata che un episodio.
     Altro  fattore di questa grande politica: dopo il 1580 gli arrivi
di  metalli  preziosi  dal  nuovo mondo raggiunsero  proporzioni  sino
allora  sconosciute. Granvelle pot allora trasferirsi alla  corte  di
Spagna: il momento gli era singolarmente propizio. Ammettiamo per che
l'imperialismo  della fine del regno non sia stato  creato  dalla  sua
sola  presenza. Veramente, la grande guerra successiva  al  1580  mir
alla dominazione dell'Oceano Atlantico, diventato il centro del globo.
Si  trattava di sapere se l'Oceano sarebbe appartenuto alla Riforma  o
agli  Spagnoli,  ai  popoli nordici o agli Iberici,  perch  ormai  si
trattava  proprio dell'Atlantico [dove sarebbero divampate  le  guerre
religiose ed economiche fra gli spagnoli da una parte, e gli inglesi e
gli  olandesi  dall'altra]. L'Impero spagnolo pieg  verso  ovest,  in
direzione  dell'immenso campo di battaglia, con tutto  il  denaro,  le
armi, i vascelli, i bagagli e le idee politiche. Nello stesso momento,
gli  Ottomani  volgevano  decisamente le spalle  al  Mediterraneo  per
impegnarsi  nelle  lotte  asiatiche  [contro  l'impero  persiano   dei
safavidi]... Ecco ci che ci ricorderebbe, se ce ne fosse bisogno, che
i due grandi imperi del Mediterraneo vivevano col medesimo ritmo e che
il Mare Interno, almeno nei venti ultimi anni del secolo, non costitu
pi  il  centro delle loro cupidigie. Nel Mediterraneo, non suon  pi
presto che altrove l'ora del ripiegamento degli imperi? Vogliam  dire,
degli Stati troppo vasti?
